Avere una brutta natura trasforma il caos dellʼesistenza in scena: ispirato allʼepistolario di Cuoro, è un varietà tutto storto che celebra la libertà di sbagliare, ridere e vivere fuori dagli schemi.
Avere una brutta natura prende le mosse dallʼomonimo epistolario di Gioia Salvatori, in arte Cuoro, e si trasforma in un varietà tutto storto, nervoso, imprevedibile. La protagonista è una donna squinternata, assediata dalla vita e dai conti, che attraversa una città dai nomi di fantasia affrontando tic, ossessioni, fastidi quotidiani, mentre si confronta con un interlocutore inafferrabile, Carlo, «amato e fin troppo esperito», vero e proprio incidente della vita. Non si tratta di una lagnetta amorosa: è un racconto a voce alta sulla libertà di essere altro, di non essere performanti, meschine, sceme, disattente, imperfette, eppure vive. Tra le sue avventure surreali, compra un terapeuta al distributore automatico, si addormenta al supermercato, parla con delle giraffe, sputa alla gente che passa, mentre paga cartelle esattoriali assurde per inseguire un fantasmatico Carlo di cui forse nemmeno ricorda i baffi. La stortura diventa scelta: storti come la natura stessa, che non ammette correzioni, la protagonista procede con una zoppia interna, trasformando la deviazione in gesto teatrale e lʼerrore in azione poetica. Il varietà nasce da questa instabilità, dove ogni sbaglio diventa occasione di invenzione scenica, comicità e resistenza. Lo spettacolo conserva elementi del varietà classico, ma ne sovverte il meccanismo, dal contenuto al gesto, dalla musica al fatto scenico, trasformando la comicità in strumento di sopravvivenza e la disperazione in poesia. Il racconto teatrale oscilla tra ironia e tragicità, immergendo il pubblico nel malcostume dello stare al mondo, nella frenesia del presente e nella nostra innata tendenza al protagonismo. È un invito a vivere male, sì, ma con grazia, a ridere, arrabbiarsi, resistere, giocare, provare a essere altro sempre, nonostante tutto. Avere una brutta natura è un varietà dissacrante, intimo e folle, unʼesperienza scenica in cui lʼerrore e lʼimperfezione diventano strumenti
di libertà, poesia e irresistibile divertimento.



