TORTUGA è la storia dell’ultimo uomo sulla terra, Marcus, e dell’ultima tartaruga mutante, Tortuga. Tutti gli altri uomini e creature viventi sono morti, di noia. Per questo i due viaggiano, e soprattutto parlano, si raccontano, senza pause, perché se si fermassero l’istante successivo potrebbe essere fatale. Si conoscono, si ridefiniscono come fratelli, abitanti di un unico spazio, di un’unica avventura. Imparano così a cogliere le loro differenze, i loro legami, molto più profondi di quanto essi stessi non pensino: due diversità radicali che col tempo scoprono essere due essenze di un’unica sostanza.
Cercano anche i loro simili, ma incontrano solo qualche animale, con cui però non riescono ad interagire perché non appena provano a parlare questi mostrano disgusto e scappano via, oppure bizzarre creature di cui non comprendono il linguaggio, quali il gigante, il microbo, la donna volante.
Lo spazio in cui sono immersi è certamente post-catastrofico ma nulla ha a che fare con l’immaginario collettivo che tratta della Terra dopo un olocausto planetario. L’habitat è surreale, intricato, un groviglio di malinconia e speranza, di rimandi a un mondo estinto, così come il linguaggio parlato dai due, una neo-lingua nata dalla riscrittura e ricomposizione di parole e suoni appartenenti a un tempo di cui non si ricorda quasi nulla, se non che le proprie misere vicende, ora eccezionali perché la loro narrazione è rimedio alla morte stessa. Così come eccezionali sono loro, Marcus e Tortuga, eroi del nulla, del parlarsi addosso, dell’oltrepassare ogni sorta di pudore comunicativo, dell’essere gli ultimi rimasti, e della grandezza del destino che li attende.



