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6 - 8 Febbraio 2026

DIO C’E’

Uno spettacolo comico ma surreale

Con Danilo Meriano, Daniele Miglio, Patrick Pistolesi
Musiche e arrangiamenti Erik Martinez
Performer live Erik Martinez, Elena Sofia Girardi
Voce fuori scena Francesco Venditti
Videomaker Marco Parolin
Assistenti alla regia Letizia Persini, Mirea Milano
Scene Piccolo Teatro Romano
Costumi Bàste Sartoria

scritto e diretto da Danilo Meriano

produzione Drink Cong Production e ilpiccoloteatroromano

In una periferia invasa dai rifiuti, tra bottiglie vuote e un semaforo rotto che lampeggia senza senso, Legno ed Er Cinese aspettano. Aspettano Dio, una risposta, o forse solo un segno che dia un senso al tempo che passa. Liberamente ispirato alle opere di Beckett, “Dio c’è” racconta l’attesa come condizione umana e sociale, sospesa tra ironia e disperazione. Nel loro tempo immobile irrompe Lucky, figura imprevedibile che spezza la stasi e conduce i protagonisti verso una rivelazione finale. Tra dialoghi comici, poesia e visioni allucinate, lo spettacolo indaga il bisogno di trascendenza nell’epoca del consumismo e della dipendenza – affettiva, chimica, spirituale. Un teatro che unisce comicità e dolore, sacro e quotidiano, sogno e sopravvivenza.

NOTE DI REGIA

Nasce come una ricerca drammaturgica sul bisogno di trascendenza nell’epoca del consumo “Dio c’è”, spettacolo scritto e diretto da Danilo Meriano, liberamente ispirato alle opere di Beckett. Un progetto teatrale che indaga l’attesa come condizione umana e sociale, esplorando quello spazio sospeso in cui ironia e disperazione convivono, e dove la speranza continua a resistere, seppur deformata dal tempo e dal disincanto.
In una periferia invasa dai rifiuti, tra bottiglie vuote e un semaforo rotto che lampeggia senza senso, si muovono Legno (Danilo Meriano) ed Er Cinese (Daniele Miglio), due figure ai margini della società. Il loro mondo è immobile, degradato, apparentemente privo di futuro, ma attraversato da una fragile e ostinata umanità. Il paesaggio urbano diventa così metafora di una società bloccata, incapace di scegliere se continuare ad aspettare o finalmente agire.

Nel tempo sospeso dei loro dialoghi – comici, surreali, a tratti di una poesia disarmante – irrompe Lucky (Patrick Pistolesi), figura fluida e imprevedibile che rompe la stasi e accompagna i protagonisti verso una rivelazione insieme grottesca e poetica, fino a un finale tragico che lascia lo spettatore senza appigli consolatori.
Attraverso la scrittura e la scena, “Dio c’è” affronta il tema della dipendenza – chimica, affettiva, spirituale. Un’indagine sulle maschere che indossiamo, sui ruoli sociali che si sgretolano, sulla necessità profonda di credere in qualcosa o qualcuno, anche solo per continuare a sopravvivere.

Nel nostro presente dominato dall’immagine e dall’effimero, la messinscena propone una riflessione viva sul rapporto tra realtà e allucinazione, comicità e disperazione, sacro e quotidiano. La scenografia urbana – un semaforo rotto, l’immondizia, le bottiglie sparse – si trasforma in un altare profanato, un luogo di scarti che diventa spazio di rivelazione e possibilità.

Il linguaggio drammaturgico alterna dialetto, filosofia e poesia, muovendosi in un ritmo sospeso tra realismo e sogno. La musica dal vivo, con arrangiamenti di Erik Martinez e performance live dello stesso Erik Martinez e della cantante Elena Sofia Girardi, accompagna i personaggi come una voce interiore e una memoria collettiva, amplificando confessioni e allucinazioni.

Nel testo sono presenti citazioni e rimandi a Pier Paolo Pasolini, Paulo Coelho e Samuel Beckett, che diventano voci interne dei personaggi, frammenti di una memoria culturale condivisa: poesia e filosofia che si mescolano al linguaggio popolare, in un continuo scambio tra alto e basso, sacro e profano, comico e drammatico.
In “Dio c’è”, la comicità diventa uno strumento di disvelamento: un modo per raccontare la tragedia con leggerezza, per trasformare il dolore in rito teatrale. Ne nasce una drammaturgia viva, in costante dialogo con la realtà e con il pubblico, capace di tenere insieme poesia e crudezza, spiritualità e quotidianità, sogno e sopravvivenza.