Testimonianza, dichiarazione d’amore o confessione?
M., spaurito ma risoluto, si presenta davanti un annoiato Maresciallo per mettere agli atti la sua paradossale deposizione.
Un monologo comico che porta M. a smarrirsi nei frammenti che sta rievocando, per conversare direttamente con i protagonisti della sua storia, per viverla di nuovo.
Il fatto giuridico si mescola alla storia d’amore con P., passando per l’evasione di un malavitoso sofista con l’amore per il fritto, tra indigeste tazzine di caffè, allenatori con disturbi alimentari e circonvallazioni pericolanti… tutto collegato, tutto necessario, per far luce sugli aspetti di un efferato crimine di cui solo M. è davvero “informato dei fatti”.
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M. sta per Monologo, forma principe di una commedia che sbandiera a più non posso il vessillo del soggettivismo. Qui la verità oggettiva, ammesso che esista veramente una cosa del genere, non piace. È per questo che non corre buon sangue tra M. e l’Appuntato, rigido emblema di un’istituzione che deve necessariamente fondarsi su fatti oggettivi. Il racconto-sfogo-delirio di M. non è oggettivo, non potrebbe esserlo, non lo sembra neanche lontanamente. Per questo forse è interessante, perché tra le sue pieghe si intravede qualcosa di diverso dalla verità, che di certo io non mi prendo la briga di individuare.
Ecco perché un monologo: un lungo punto di vista, personale, reale, fallibilissimo.
No, non è vero.
M. sta per Macchiusi (il mio cognome, per i più attenti) visto che questo testo parla di me. Non nel senso che tutto è vero, ma nel senso che tutto in Informato dei fatti è personale: persone e temi talmente vivi in me e nel mio passato, che nel portarsi su carta si sono astutamente mascherati da personaggi e battute, in modo da non farmi accorgere di quanto mi stessi esponendo.
Posso dire che M. non sono io ma non posso dire che M. sia altro da me, e per questo devo ringraziarlo, perché tra lunghissime perifrasi e scatti ossessivi, mi ha riconciliato con quel mondo che voleva tanto farmi sentire alieno e di certo ci è riuscito.
Non è vero neanche questo.
M. sta per Malattia. Tutto nel testo rimanda alla malattia e alla cura. M. è ossessionato dal contagio, l’intossicazione, l’avvelenamento. Cresciuto con la Spada di Damocle di un’ignota spietata sindrome pronto a divorarlo alla sua prima distrazione, M., sanissimo, si è ammalato del peggior male: il terrore. Questo lo ha portato a trovare rifugio dal mondo, dai miliardi di terribili pericoli della vita. Così nasce l’alieno. La naturale conseguenza non può che essere l’inconsulto riflesso di allontanamento. Senza allungare la mano di certo non si rischia lo schiaffo, ma nemmeno la carezza. Perché a contrapporsi al veleno, alla malattia, alla paura ci sarà sempre la sua cura: l’amore.
P. è il caldo uragano che rivoluziona M., che gli fa conoscere l’amore di cui lui mai si è ritenuto degno, conscio di tutte le proprie stramberie. Ma ormai M. ha conosciuto l’Amore. Il contatto definitivo, più reale, più complesso di tutto ciò che appartiene alla semplice dimensione tangibile.
Avete capito l’antifona: non è vero neanche questo.
M. non lo dico per cosa sta, perché qui dentro c’è del mistero e non sto qui a svelarlo.
M. Informato dei fatti è una commedia che tratta temi drammatici servendosi dell’espediente del mistero.
Filippo Macchiusi



