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12 - 14 Febbraio 2027

COMPAGNIA LICIA LANERA

ALTRI LIBERTINI

di Pier Vittorio Tondelli

con GIANDOMENICO CUPAIUOLO | DANILO GIUVA | LICIA LANERA | ROBERTO MAGNANI

adattamento, regia e spazio LICIA LANERA

produzione Compagnia Licia Lanera

coproduzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

si ringrazia Compagnia La Luna nel Letto

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Ottobre 2023
Pubblicata per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice Feltrinelli, Altri libertini è l’opera prima di Pier Vittorio Tondelli, giornalista, saggista, drammaturgo e scrittore correggese, scomparso prematuramente nel 1991. Poco dopo la sua pubblicazione, il testo fu sequestrato per oscenità e l’autore fu processato, in seguito assolto con formula ampia, dal Tribunale di Mondovì. Con il passare degli anni Tondelli intervenne più volte sul testo originale, revisionandolo anche in senso “morale”.
Nonostante il caso giudiziario, Altri libertini ottenne un grande successo in Italia e all’estero per la sua trasgressione e attualità unite ad un linguaggio vivo, giovanile e dialettale, non senza riferimenti a citazioni artistiche e culturali che hanno contribuito ad annoverare Tondelli tra gli autori più importanti della letteratura contemporanea. Definito dall’autore stesso un “romanzo ad episodi”, autosufficienti ma fortemente connessi al senso unitario dell’opera, ha per protagonisti giovani emiliani degli anni’70 desiderosi di libertà perché incompresi e rifiutati dal contesto sociale e politico in cui vivono. I libertini sono soli, di una solitudine intima, interna e personale (esser soli fa molto più male in mezzo alla gente); un vuoto esistenziale che provano a colmare abbandonando la provincia, assumendo droghe e alcol o facendo sesso, sopravvivendo a volte, autodistruggendosi altre. Nel 1985 Tondelli lavorò ad una riduzione del romanzo per le scene teatrali che debuttò l’anno successivo al Teatro Asioli di Correggio con la regia di Gian Franco Zanetti.
Dalla morte di Tondelli, per la prima volta in Italia, Licia Lanera ha ottenuto i diritti per la messa in scena dell’opera che debutterà nell’autunno del 2024.
Dei sei racconti che compongono il romanzo, Lanera ha scelto di lavorare su Viaggio, Altri libertini e Autobahn. Tre racconti su cui Lanera ha lavorato drammaturgicamente incrociandoli e creando un unico racconto per una messa in scena a tre corpi e tre voci maschili : Giandomenico Cupaiuolo (attore teatrale e cinematografico, già diretto da Licia Lanera in La Beatitudine del 2015), Danilo Giuva (attore, regista e formatore, nonché storico collaboratore di Licia con cui lavora dal 2011) e Roberto Magnani (attore, regista e formatore della compagnia il Teatro delle Albe di Ravenna. Magnani e Lanera sono alla loro prima collaborazione).
Il gruppo ha cominciato a lavorare a tavolino a settembre 2023 a Ravenna; poi c’è stata una seconda tappa di lavoro, sempre a tavolino, a Bari a ottobre 2023. La prossima sessione di prove si svolgerà in Puglia a gennaio 2024.
Altri libertini è una produzione Compagnia Licia Lanera in coproduzione con Ravenna Teatro/Teatro delle Albe.

Dicembre 2023
In questi due mesi il lavoro ha continuato a camminare nella mia testa mentre ero in turné. Ho fatto una nuova visita all’archivio Tondelli a Correggio, ho preso altri caffè con Giulio, fratello di Pier Vittorio, ho letto alcuni scritti inediti e ho passeggiato per la fredda Emilia.
Inoltre ho letto saggi sugli anni ’80 e scovato servizi scioccanti nelle teche Rai sull’eroina.
Ho scoperto molte cose sul 1980 che non sapevo e le ho messe in relazione con la mia vita e con quella degli attori.
A gennaio ci sarà un’altra settimana di prove e in questo tempo di preparazione ho capito quanto mi interessa l’uomo Pier Vittorio e la sua disperata vitalità, di quanto mi interessa la provincia con le sue regole crudeli, di quanto voglio bene a mamma e papà, di quanto Canale 5, inaugurato lo stesso anno in cui viene pubblicato Altri libertini, è stato uno dei fulcri dell’inizio di una decadenza culturale che pare non avere fine, di quanto mi attraggono le droghe, di quanto ho bisogno di recitare.
Tutto questo biografico, nostro e della nostra Italia (il paese che amo), non può non rientrare in questo spettacolo; sarà questo a dare l’autenticità che con fatica ricerco, a risolvere il problema che mi ossessiona ogni volta che devo raccontare una storia: quello della rappresentazione. Non posso recitare, devo essere quella cosa lì.
Perciò andrò al concerto di Vasco Rossi.
Perciò ho capito una serie di cose che proverò a gennaio, tra cui il fatto che in scena ci sarò anch’io.

Aprile 2024
In questi mesi, dopo aver lavorato a lungo sul testo insieme agli attori, dopo aver costruito una partitura sonora che accompagnasse la narrazione ed evocasse le atmosfere di quei luoghi, e dopo aver preso la decisione di essere in scena, ho dovuto interrogarmi a fondo su un aspetto.
Perché ho scelto Altri libertini?
Al di là del piacere puramente letterario nell’affrontare questi personaggi con la loro lingua meticciata e regressiva, e quello teatrale di occuparmi di personaggi in tumulto, ci doveva essere
dell’altro; qualcosa di più profondo che avesse a che fare con me, con la mia vita, con i miei quarant’anni, con le mie origini.
Questo qualcosa che oggi provo a definire, si è rispecchiato un giorno, come un’epifania, in quelle parole tondelliane e ha deciso di appropriarsene.
Innanzitutto un aspetto politico: due saggi di Paolo Morando ’78-’79 Dancing days e ’80 , che raccontano gli avvenimenti degli anni titolati, insieme ad una ricerca video (molto importante è stato il documentario di Comencini L’amore in Italia) mi hanno messa in relazione con la parola ‘reflusso’ (o riflusso a seconda delle fonti), cioè il momento esatto in cui è cominciato quel processo in cui la politica perde terreno, il capitalismo avanza e la cosa pubblica viene sostituita dal privato. Questo processo è arrivato dritto fino a noi e ci pone davanti a due macro temi: la fine dell’ideologia e la presenza totalizzante del privato nelle narrazioni contemporanee.
Ed è questo processo che condanno, che soffro ma di cui sono totalmente parte, in cui soccombe anche la mia di narrazione, dai social al teatro.
Che cos’è questo punto di non ritorno?
Che cos’ero io?
Che cosa mia madre? Quel suo sguardo ritrovato in alcune descrizioni pasoliniane, quanto può assomigliare al mio?
Come guardo i giovani oggi? Quello spirito reazionario da giovane scapestrata degli anni 90 quanto mi fa puntare l’indice con giudizio e a volte disprezzo per le nuove generazioni e la loro ‘assenza di un corpo’.
Come sono invecchiata? Sono invecchiata?
Io e i miei compagni di viaggio ci siamo messi addosso l’etichetta di altri libertini, vitelloni nati nel secolo scorso, senza figli, animali notturni, poca grazia nel nostro stare al mondo, bestie solitarie terrorizzati dalla solitudine, incapaci di essere genitori, condannati ad essere eternamente figli, figli dai capelli bianchi, figli coi drink in mano e la droga nel portafogli da usare rigorosamente in occasioni speciali.
Dunque questo spettacolo mette in scena Altri libertini, ma fugge dalla rappresentazione continuamente, gli attori si appropriano (anche grazie ad un periodo di prove che dura un anno) di quelle parole e alla fine Pier Vittorio Tondelli non esiste più se non nei corpi nella carne negli sputi degli attori, nelle loro biografie.
Io, con il mio corpo in scena, sono lì ‘in borghese’ a combattere questa personale guerra alla rappresentazione, sono lì a confondere, sono lì a ricordare continuamente allo spettatore che siamo in un teatro a rievocare i morti attraverso il corpo dei vivi. Siamo qui a memento della storia. Siamo qui a raccontare le miserie di una generazione che si perpetua sempre uguale da almeno quarant’anni.
Forse questi appunti servono più a me che a vendere uno spettacolo (quale direttore artistico è arrivato fino in fondo a queste righe?).
Prima o poi condenserò e farò una scheda.
Ma non oggi.
Tra dieci giorni cominciamo un’altra settimana di prove.