Tra un sorso di whisky rigorosamente annacquato, una boccata di sigaretta fumata con troppa enfasi e una colonna sonora che parte immancabilmente al momento meno opportuno, il tenente McCallaghan si trascina dietro un passato decisamente ingombrante. Crimine, passione, speranza, desiderio e torbide riflessioni esistenziali— rigorosamente inutili — si intrecciano in un’indagine che ha tutto il sapore (e i cliché) del poliziesco americano anni ’70, ’80 e, perché no, anche ’90. Quella che sulla carta sembrerebbe la classica storia a tinte giallo-noir — o per meglio dire, Beige Crème Brûlée — si trasforma ben presto in un vortice demenziale e imprevedibile. Quando un efferato caso di omicidio, totalmente impossibile da dipanare, si abbatte sui fragili e discutibili equilibri di un cast di personaggi irrimediabilmente
stereotipati, la logica cede definitivamente il passo all’assurdo. Tra battute fulminanti, umorismo grottesco, immagini accattivanti ed effetti visivi e sonori esagerati, la storia procede a ritmi serrati. Improvvise incursioni musicali bucano lo schermo del palcoscenico e
scambi di persona e indizi sballati trascinano lo spettatore in un
tripudio di gag e colpi di scena surreali. Dove l’intuito fallisce e il talento scarseggia, solo la fortuna può fare miracoli: e proprio quando tutto sembra perduto… BENG! La matassa
si sbroglia da sola nel modo più impensabile.
In questo mondo caotico, solo una persona potrà salvarli. La domanda è: sei pronto a scoprire come?
Spettacolo vincitore del progetto LABOR WORK dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, con il sostegno di DiSco Lazio e Regione Lazio



