Un laboratorio, uno spettacolo, una comunità temporanea in cui persone con e senza disabilità condividono la scena e trasformano le proprie esperienze in materia teatrale. Dal 3 al 6 dicembre 2026 arriva allo Spazio Diamante di Roma “I figli della frettolosa”, progetto della Compagnia Berardi Casolari che porta al centro della scena una riflessione sulla disabilità e, più profondamente, sui differenti modi attraverso cui ciascuno abita, percepisce e interpreta il mondo.
La scelta del debutto, giovedì 3 dicembre 2026 alle 20.30, Giornata internazionale delle persone con disabilità, assume un significato particolare per un progetto che non intende semplicemente parlare di disabilità, ma costruire concretamente uno spazio nel quale persone con e senza disabilità possano essere parte dello stesso processo creativo e dello stesso atto teatrale. Lo spettacolo replicherà allo Spazio Diamante fino a domenica 6 dicembre 2026.
Il progetto si realizza in collaborazione con IRFA – Istituto di Riabilitazione e Formazione di ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), che insieme a Viola Produzioni ne sostiene la realizzazione e individua, tra le persone della propria rete, i partecipanti al laboratorio che entreranno poi a far parte dello spettacolo. Una collaborazione che è parte sostanziale del processo artistico: non un’attività rivolta alle persone con disabilità, ma un percorso costruito con loro, nel quale corpi, voci, esperienze e differenti modalità di percepire la realtà diventano materia viva della scena.
“I figli della frettolosa” interroga il concetto stesso di disabilità, sottraendolo a una definizione univoca per restituire la pluralità dei vissuti. Persone con differenti condizioni fisiche, psichiche e sensoriali lavorano insieme ad attori e attrici professionisti, facendo della diversità non il tema da rappresentare, ma il punto dal quale osservare l’essere umano. Al centro c’è il bios, quell’impulso vitale che precede categorie, diagnosi ed etichette e appartiene a ogni individuo. Prima delle recite, Gabriella Casolari e Gianfranco Berardi conducono un laboratorio intensivo di circa una settimana con le persone selezionate grazie a IRFA – Istituto di Riabilitazione e Formazione di ANMIL.
Non si tratta di inserire nuovi interpreti in una struttura già definita: l’incontro con le persone e con il territorio modifica ogni volta lo spettacolo. Alla partitura fisica del coro – azioni, movimenti, immagini – si intrecciano racconti autobiografici, memorie e frammenti di vita, che entrano nella drammaturgia e rendono ogni tappa diversa dalla precedente. Nasce così, di piazza in piazza, un coro sempre nuovo, composto da professionisti e persone incontrate sul territorio: un corpo collettivo volutamente non uniforme, nel quale fragilità e forza, paura e desiderio possono convivere. “I figli della frettolosa” diventa così uno spettacolo di comunità, dove il confine tra teatro e vita si assottiglia e la scena si fa spazio reale di incontro.
Le differenze non vengono cancellate né esibite: vengono lasciate esistere insieme, dentro una comunità di corpi, storie e possibilità differenti, attraversati dallo stesso irriducibile desiderio di esserci.
I FIGLI DELLA FRETTOLOSA
3, 4, 5 dicembre 2026 ore 20.30 e 6 dicembre 2026 ore 17.00| Spazio Diamante – Roma
Debutto 3 dicembre 2026 ore 20.30 – Giornata internazionale delle persone con disabilità
Testo e regia Gabriella Casolari e Gianfranco Berardi
Con Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Eugenio Coppola, Alice Faella, Silvia Zaru
e il coro formato nel corso del laboratorio
Produzione Compagnia Berardi Casolari / IGS APS ICC, Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Associazione Culturale Mascarà – Teatro popolare d’arte
In collaborazione con IRFA – Istituto di Riabilitazione e Formazione di ANMIL – Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro e Viola Produzioni
Per info e prenotazioni CONTATTACI>>
Le voci di Berardi e Casolari
Questo progetto nasce nel 2019, rivolgendosi principalmente ad utenti con disabilità visiva, ma nel corso degli anni siamo riusciti a sperimentare e realizzare un’idea che da tempo avevamo in seno, cioè quella di trasformare il progetto in modo tale che avesse a che fare con la disabilità tout court e non soltanto con quella visiva: un progetto che rendesse il più eterogeneo possibile un percorso che di solito per noi – come compagnia – per questioni personali oltre che poetiche, è specifico sulla cecità. Rispondendo infatti a una necessità sempre maggiore degli ambiti territoriali, soprattutto nei piccoli centri, ci siamo trovati di fronte a una realtà che chiedeva di rispondere ad una domanda eterogenea: I figli della frettolosa è diventato così uno spettacolo di comunità, un percorso dove ogni persona nel proprio stato fisico, psichico, mentale, al di là della propria condizione di disabilità, della vita in comunità o della normalità, ha modo di raccontare il proprio vissuto. Un nuovo percorso che ci permette di lavorare sul bios – su quell’istinto vitale, quell’essenza – che ci rende tutti uguali, sull’impulso che sta alla base delle maschere di ogni persona.



