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6 - 11 Aprile 2027

KNUK COMPANY

QUATTRO QUARTI

da Samuel Beckett

ALESSIA GIANGIULIANI | MARCO QUAGLIA | GABRIELE SABATINI | MAURO SANTOPIETRO | ANTONIO TINTIS

diretto da ALESSANDRO AVERONE

produzione Altra Scena

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Questo progetto mette insieme quattro testi brevi di Samuel Beckett.
Quattro respiri a completare un unico movimento. Reiterabile. Un cerchio.
Fil rouge di questo movimento è l’ Uomo: chiamiamolo provvisoriamente A.
In “Atto senza parole“ ritroviamo A gettato in un universo di oggetti, uno spazio tempo grottesco e ostile, alla ricerca di un proprio posto e di un contatto con ciò che lo circonda. In “ Teatro Due“ A è di spalle su una grande finestra in attesa di porre fine alla propria esistenza. B e C, alle loro scrivanie, sono intenti a trovare motivazioni utili affinché A non compia il gesto
estremo.
Rovistano, come impiegati dell’anima, all’interno di un archivio biografico di A confrontandosi l’un l’altro per emettere la finale sentenza.
Il terzo respiro è affidato a “Catastrophe” dove, questa volta, A è soggetto-oggetto inerme di un’opera d’arte. Un’installazione vivente. La mercificazione suprema del corpo e dell’anima.
Un regista-artista e un’ assistente si occuperanno del suo aspetto affinché risulti efficace all’essere esposto al pubblico.
“Non io” chiude il movimento.
Una volta uscito di scena il regista-artista, la sua assistente si abbandona ad un irrefrenabile fiume di parole dando voce a tutto ciò che, per repressione, rimane tappato in un cranio e in un corpo.
Quale cranio? Quale corpo? Di chi sono i pensieri? I suoi o quelli di A?
“Quattro quarti” si propone di dare corpo e azione all’ incedere accidentato e tortuoso dell’essere umano nel proprio universo attraverso un arco simbolico di circostanze scelte in cui Beckett cala i suoi personaggi.
In questo respiro in quattro tempi ritroviamo la condizione Heideggeriana dell’essere “gettati“ in un mondo nel quale è necessario trovare il senso della nostra partecipazione; la quotidiana conquista di un delicato equilibrio. Il nostro “mestiere di vivere“.